Allenare uno sguardo curioso
Non sempre l’evidenza corrisponde alla verità
Quante volte vi è capitato di dire che una certa situazione, o un certo comportamento, sono “inconcepibili”?
A me, lo ammetto, spesso. Soprattutto quando ero giovane, e poco tollerante su certi argomenti.
Perché l’aggettivo “inconcepibile”, almeno nel mio vocabolario, stava a indicare che certi comportamenti mi risultavano così estranei, così diversi da quello che per me era giusto, doveroso, che praticamente non riuscivo nemmeno a pensare che qualcuno potesse adottarli o non ritenerli “normali”. Ciò che appariva “evidente” a me, tendevo a ritenerlo evidente per chiunque.
C’è voluto non poco lavoro su di me per uscire dalla trappola della mia “egosintonia” (e ancora non ne sono uscita…).
Una grande svolta, da questo punto di vista, me l’ha offerta lo studio dell’Enneagramma, con i tanti anni dedicati a leggere praticamente tutti i libri che venivano pubblicati sull’argomento e a seguire i corsi di Claudio Naranjo e poi di altri esperti.
Ho poi sentito l’esigenza di ampliare questa mappa di personalità, aggiungendo altri concetti a quelli già esistenti, dando spazio agli aspetti energetico/corporei delle varie personalità; mi è sembato importante dare più valore alle risorse, alle qualità e all’emozione gioia, modificamdo anche in parte la nomenclatura. E oggi insegnando il BioEnneagramma® mi sento di sottolineare che è uno strumento potentissimo per “concepire l’inconcepibile” e “accettare l’inaccettabile”.
Che cosa intendo? Non che ci si debba forzare a farci piacere ciò che non ci piace, o violentare rispetto ai propri valori: certo che no!
Ma che ci si possa (e sia utile farlo, per conoscere meglio se stessi) mettere nei panni altrui, accettando che ci siano altri modi di vedere la realtà, di interpretarla, di viverla.
E si possa anche, addirittura, dare un senso alle nostre “antipatie di pelle”, per migliorare la capacità di stare nelle relazioni difficili, quantomeno senza peggiorarle.
Utilizzare il BioEnneagramma® ci permette, se ci rendiamo disponibili, di guardare il mondo con altri occhiali. E di mettere da parte per un momento le nostre lenti, guardando l’inguardabile, a partire addirittura da ciò che per noi, appunto, è totalmente “alieno” o “mostruoso”. Chiedendosi: ma lo è davvero?
Mi viene in mente una frase famosa, tratta da un’opera latina, pronunciate dal vecchio Cremete, personaggio dell’Heautontimorumenos di Publio Terenzio Afro (nato a Cartagine intorno al 190-185 a.C. e morto nel 159 a.C.): “Homo sum, humani nihil a me alienum puto”. Letteralmente: “sono uomo, niente di ciò che è umano ritengo mi sia estraneo”.
In altre parole, in quanto essere umano non c’è nulla dell’umanità che in assoluto non mi riguardi, e allenare uno sguardo curioso e non giudicante non solo mi permette di essere aperta a ogni esperienza umana, ma anche di provare compassione per la fragilità della mia/nostra natura, per la difficoltà di evitare l’errore. E questo, proprio a partire da me stessa, perché solo se io per prima mi metto in una posizione di apertura posso poi estenderla agli altri.

