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Chi non ha pregiudizi?

Gli effetti della disinformazione

Riconoscere stereotipi  e luoghi comuni

 

Da formatrice, lavorando sulla “groupability®” in aziende e organizzazioni, dedico sempre del tempo alle trappole cognitive, a bias ed euristiche, a stereotipi e pregiudizi. E il più delle volte, quando faccio fare delle riflessioni ai partecipanti su questo tema (in genere in coppia: prima parla A e B ascolta senza interferire, poi si danno il cambio e parla B mentre A ascolta senza interferire), ci sono persone che fanno davvero fatica a vedere i propri pregiudizi, convinte (in buona fede, di solito) di esserne esenti.

Infatti, come diceva Albert Einstein, “è più facile spezzare un atomo che un pregiudizio.”
E in questa epoca così difficile, così segnata da contrappossizioni, polarizzazioni e discriminazioni, “spezzare” i pregiudizi è sempre più necessario…

Ma che cosa sono i pregiudizi? Sono dei giudizi anticipati 
rispetto alla valutazione dei fatti e comportano per lo più un atteggiamento svalutante, spesso ostile, che presenta caratteri di superficialità, indebita generalizzazione e rigidità, implicando il rifiuto di mettere in dubbio la fondatezza delle proprie convinzioni e il mantenimento di una posizione aprioristica.
I pregiudizi si basano spesso su degli stereotipi: “stampi” o modelli cognitivi che riproducono immagini mentali e idee sulla realtà, cristallizzati nel corso del loro utilizzo e diffusione e basati a loro volta per lo più su disinformazione e ignoranza. Mutuati dal background culturale di appartenenza, da informazioni raccolte in famiglia, a scuola, sul lavoro, sui media, sui social (oggi più che mai), trascurano le differenze e confermano le credenze, portando a conclusioni prive di logica. Quando sono condivisi da determinati gruppi sociali, parliamo di “stereotipi sociali”, i cosiddetti “luoghi comuni”: generalizzazioni che servono a semplificare rispetto alla complessità della realtà e sono per lo più negativi e sprezzanti (sessuali, di genere, etnici, culturali, religiosi, di status, di età, caratteriali ecc.) e in quanto tali purtroppo sono alla base delle discriminazioni, atteggiamenti e azioni operate contro chi viene discriminato (il “diverso”, che per questo fa paura).
 
Purtroppo, dicevamo, alla base c’è ignoranza, disinformazione, spesso stupidità. E l’incapacità di distinguere, sul piano cognitivo, la SINGOLA persona, cosa, situazione che valutiamo negativamente, che non ci piace, ci dà fastidio o ci fa paura, dalla generalizzazione estesa a TUTTE le persone, cose, situazioni che ce la ricordano: si tratta di una inferenza arbitraria, non logica. Un esempio per tutti, incontrato in una formazione? “Io non sopporto i vegetariani”. Perché? “Mia zia è vegetariana.” E quindi? “Ed è odiosa.” Ergo, tutti i vegetariani sono odiosi…!
Ma come fare a sradicare i pregiudizi? Innanzitutto bisogna riconoscerli come tali, anche quando ci sembrano, nella loro evidenza, inattaccabili.
Mi rendo conto che, solo per fare un esempio, ho dei pregiudizi verso le persone che si comportano in un certo modo (chi commette atti di vandalismo, chi getta i rifiuti per strada, chi non rispetta le regole della strada, ecc. ecc.): tendo infatti a ritenerle non degne di fiducia a 360°. Estendo, insomma, il giudizio negativo su un certo comportamento alla persona nella sua totalità.
Poi, certo, per il lavoro che faccio – sono counselor e coach – sono abituata a fare un passo indietro e a distinguere il piano cognitivo, razionale e logico, da quello emotivo (il fastidio o la rabbia che provo di fronte ai comportamenti di cui sopra). Ma non è sempre facile.
Perché dico tutto questo? Perché lavorare su di sé in modo approfondito richiede anche di riconoscere i propri pregiudizi, e farlo utilizzando la mappa del BioEnneagramma® permette, in particolare, di scoprire quelli che i vari bioenneatipi tendono a mettere in campo più facilmente, legati come sono alle loro specifiche caratteristiche e valori.
E voi? siete in grado di vedere i vostri pregiudizi e le emozioni legate alle vostre convinzioni più radicate?