Il flusso sano dell’esperienza
Dalla Gestalt al BioEnneagramma®
Ogni esperienza ha un inizio e una fine: chiudere bene un’esperienza è molto importante e dà valore all’esperienza stessa.
Un modo utile per osservare come “funzionano” le esperienze, quali che siano, in qualsiasi ambito della nostra vita, è il cosiddetto “ciclo del contatto”, strumento che è stato sviluppato dallo psicoterapeuta Fritz Perls (1893-1970)nel suo approccio chiamato Gestalt.
Il ciclo del contatto in Gestalt rappresenta quell’insieme di azioni che permettono il sano flusso ininterrotto dell’esperienza, dall’emergenza di un bisogno al suo soddisfacimento: ovvero l’attività del sé in quanto processo temporale che si evolve nel tempo attraverso vari stadi. Il processo di “contatto”, attraverso il quale facciamo passare qualcosa attraverso i confini dell’io, in un movimento che di volta è dal fuori al dentro e dal dentro al fuori, è alla base della nostra vita e ovviamente richiede energia. Il contatto è dato dalla capacità di rispondere in modo creativo e flessibile, con persistenza e chiarezza, all’interno di un ambiente che suscita interesse e corrisponde ai nostri bisogni.
Quando una situazione di contatto è chiusa siamo aperti per quella successiva, che si presenta come una nuova figura che emerge dallo sfondo; chiudere le situazioni, completandole in modo soddisfacente, è sano, mentre la nevrosi è il frutto del protrarsi di situazioni o Gestalt incompiute.
Come diceva Perls, “Il contatto, in generale, è la crescita dell’organismo. Con contatto intendiamo il prendere il cibo e il mangiare, l’amare e il fare l’amore, l’essere aggressivi, l’essere in conflitto, la comunicazione, l’apprendimento, la percezione, la locomozione, la tecnica e in generale ogni funzione che si svolge in un “campo” formato da organismo e ambiente.”
Il ciclo del contatto in sintesi
In estrema sintesi, rifacendosi a quanto prospettato in Teoria e Pratica della terapia della Gestalt (1951) di Paul Goodman, Fritz Perls e Ralph Hefferline, il ciclo comporta:
1) una fase di pre-contatto, fatta di sensazioni corporee e sfumature emotive, durante la quale la percezione di fronte a uno stimolo diventa quella figura che sollecita l’interesse e il bisogno di soddisfazione;
2) una fase attiva di contatto durante la quale l’organismo, che si è preparato ad affrontare l’ambiente, ha messo in atto le azioni necessarie per arrivare al contatto vero e proprio, fino al pieno soddisfacimento del bisogno: un momento di confluenza sana, di indifferenziazione tra organismo e ambiente, di apertura o perfino di abolizione del confine contatto.
3) una fase di post-contatto in cui si godono i benefici del contatto, si assimila e “digerisce” l’esperienza, e si è poi disponibili per un’altra azione. In questo modo, la Gestalt è chiusa e un ciclo è compiuto; si torna alla fase di ritiro, nel “vuoto fertile” da cui potrà emergere un nuovo bisogno e una nuova esperienza.
Il “mio” ciclo del contatto, in nove stadi
In una visione più articolata del ciclo del contatto, gli stadi possono essere anche nove, divisi in tre triadi relative alle tre fasi precedenti.

Nelle mie riflessioni sul BioEnneagramma®, ho individuato tali fasi osservando che possono corrispondere ai nove punti sulla circonferenza: ciclo del contatto e bioenneatipi trovano così una stimolante assonanza.
Partendo dal punto E5 del BioEnneagramma®, faccio riferimento, come esempio di “esperienza” che ha un inizio e una fine, a quella di avere sete e bere.
A) Triade del pre-contatto:
– E5 – la sensazione, ovvero uno stimolo o input dall’ambiente (interno o esterno), per un bisogno che comincia a emergere come figura dallo sfondo e segna l’avvio del pre-contatto: è lo stadio in cui la mera informazione propriocettiva (per esempio, avere la bocca un po’ secca) viene registrata, ma senza esserne ancora consapevoli, quindi prima di essere percepita come tale. Oppure non viene nemmeno registrata, e in tal caso lo stimolo si perde in mezzo a migliaia di stimoli che riceviamo continuamente;
– E6 – la decodifica della sensazione/stimolo è la fase in cui capiamo a livello cognitivo di che cosa si tratta: “Ho la bocca secca!”, quindi “Ho sete”, viene in figura il bisogno, che prima era sullo sfondo. Questa comprensione cognitiva potrebbe rimanere tale senza dare avvio al proseguimento del ciclo del contatto, oppure portare al passaggio successivo;
– E7 – la consapevolezza del bisogno da soddisfare e pianificazione dell’azione è la fase, sempre del pre-contatto, in cui ci rendiamo conto del bisogno emerso e associamo un’emozione alla comprensione cognitiva: seguendo il nostro esempio, realizziamo di avere sete. Pensiamo che per soddisfare il bisogno potremmo bere e valutiamo le diverse possibilità da mettere in campo, progettando “come” attuare in concreto questa consapevolezza (vado in cucina ad aprire il rubinetto dell’acqua, guardo che cosa c’è nel frigo, esco e vado al bar?).

B) Triade del contatto:
– E8 – la mobilizzazione o messa in azione è la prima fase del contatto in cui la consapevolezza del bisogno da soddisfare e l’eccitazione che ne consegue comporta una messa in movimento delle risorse. Scegliamo, fra le varie possibilità eventualmente emerse, quale fa al caso nostro per permetterci di soddisfare al meglio il bisogno emerso: per esempio, se abbiamo scelto di aprire il frigo e vedere che cosa c’è da bere, ci muoviamo per andare in cucina a compiere ciò che potrà soddisfare il bisogno di spegnere la sete;
– E9 – l’azione è la fase di contatto in cui avviene, dopo la scelta, l’attuazione dell’azione più adeguata al soddisfacimento del bisogno: aperto il frigo, abbiamo trovato un succo di frutta, lo apriamo, versiamo il contenuto nel bicchiere;
– E1 – il perfezionamento dell’azione è il contatto pieno o finale, il momento del soddisfacimento vero e proprio, in modo pieno e vibrante: beviamo!.
C) Triade del post-contatto:
– E2 – la consapevolezza del bisogno soddisfatto è la prima fase di post-contatto, che conclude l’esperienza: sentiamo di non avere più sete e ci godiamo la sensazione nuova derivante dal fatto di aver bevuto, gustando anche l’effetto sensoriale ed emotivo dell’esperienza; (oppure sentiamo di avere ancora un po’ di sete e facciamo un passo indietro, torniamo alla fase di contatto, perfezioniamo una seconda azione del bere, con la consapevolezza di aver davvero soddisfatto il bisogno iniziale);
– E3 – il ritiro dall’azione è la fase di post-contatto di riposo o di omeostasi (equilibrio organismico) che segna il passaggio sullo sfondo della figura precedente (avere sete), permettendo all’organismo di aprirsi alla possibilità di far emergere una nuova figura: non avendo più sete perché nel frattempo abbiamo bevuto, la sete è tornata sullo sfondo e non ci pensiamo più;
– E4 – il vuoto è la fase in cui, chiuso del tutto il ciclo, abbiamo lasciato andare del tutto l’esperienza passata, abbiamo fatto spazio per il futuro e possiamo aprirci a un ventaglio di nuove possibili esperienze: per questo parliamo di vuoto fertile.
L’autoregolazione organismica
L’intero ciclo descrive il funzionamento di un organismo sano: se non ci sono interruzioni, il ciclo procede ritmico ed esaustivo, verso il soddisfacimento dei mutevoli bisogni dell’individuo, in una continua “autoregolazione organismica”, che è il modo in cui gli esseri umani, in una vita sana, regolano le normali funzioni biologiche.
La cattiva “salute” o malessere si ha quando il processo di questo ciclo è disturbato, portando a delle interruzioni del flusso e al non completamento della Gestalt. Poiché non ci possiamo permettere di non completare le nostre Gestalt, mettiamo in atto tutta una serie di meccanismi che ci consentono di chiuderle, sia pure in modo alterato e distorto.
Tali meccanismi difensivi, che sono una sorta di “adattamento creativo” alle difficoltà della nostra interazione con l’ambiente, corrispondono a diverse modalità di “resistenza” o “disturbi” al confine di contatto: possono essere considerati come “fissazioni” nevrotiche, che interferiscono con il sano funzionamento del sé creativo al confine organismo/ambiente, quando vengono usati in modo ripetitivo, cronico e inappropriato rispetto alla situazione. Usando il linguaggio del BioEneagramma®, possiamo dire che fanno parte delle caratteristiche del nostro tipo di personalità o bioenneatipo.

