Ripassare filosofia a 70 anni
L’imperativo categorico per un diciottenne
“Agisci in modo che la massima della tua volontà possa sempre valere come principio di una legislazione universale.”
Questa frase, studiata con il professor Rossi di filosofia quando andavo al liceo Parini, a 17 anni, mi si era scolpita dentro. Rossi, per di più, era un kantiano, studiavamo sui testi di Lamanna, e Kant era il suo grande amore. Divenne anche il mio, all’epoca: proprio per quella frase. §
Che, tradotta in un linguaggio più semplice, sostanzialmente vuol dire: “comportati in modo da desiderare che tutti possano fare altrettanto”.
Ovvero, ancor più semplice: “non fare agli altri quel che non vuoi venga fatto a te”.
L’imperativo categorico.
“Massima”, in quella frase, vuol dire che il principio soggettivo specifico, la regola derivabile dal mio specifico agire morale, può assumere un valore oggettivo valido per tutti, divenire cioè una legge universale. Da soggettiva diventa intersoggettiva!
Ovvero, il comportamento di un individuo – il mio specifico comportamento – è davvero morale solo se è universalizzabile, se è estendibile a chiunque. Se io mento, compio un atto estremamente immorale, poiché se la menzogna fosse universalizzata i rapporti umani sarebbero impossibili. E così via.
Potente, potentissimo.
E quando Pietro, il figlio ormai diciottenne di Alessandra, che ha appena cominciato la quinta liceo scientifico, mi ha chiesto di aiutarlo a ripetere la lezione, non mi è parso vero.
Ripassare filosofia a 70 anni, ricordando Kant…
Ripercorrere quelle parole, quella visione.
Immanuel Kant (1724-1804), deciso a dare le linee guida della metafisica (nella “Critica della Ragion pura”), per mostrare non cosa ma “come” l’uomo conosce ed evidenziare i principi della conoscenza umana, nella “Critica della Ragion pratica” si pone di fronte al problema della morale. E non vuole definire quali precetti etici debbano essere seguiti dall’essere umano, bensì “come” debba comportarsi per compiere un’azione autenticamente morale, e quindi in che cosa consiste realmente la morale.
Afferma l’esistenza di una legge morale assoluta, libera da ogni condizionamento, autonoma, fine a se stessa, indipendente dalle situazioni contingenti e uguale per tutti. Una morale che l’essere umano “sente” dentro di sé come un dovere ineludibile: “Due cose riempiono l’animo di ammirazione e venerazione sempre nuova e crescente, quanto più spesso e più a lungo la riflessione si occupa di esse: il cielo stellato sopra di me, e la legge morale dentro di me.”
A Pietro è piaciuto tanto. E abbiamo riflettuto, partendo da tante situazioni attuali, da fatti di cronaca politica nazionale e internazionale, su quanto sia forte questo messaggio, e quanto potrebbe essere portato a esempio rispetto al dilagare della “immoralità”… Anche solo pensando a come gli esseri umani di oggi comunicano sui social, a quanto siamo incapaci di dialogare in modo rispettoso e civile. Ci rendiamo conto di NON fare agli altri ciò che vorremmo fosse fatto a noi?
Kant dice ovviamente molto altro… e studiandolo poi all’università non mi sono più trovata in linea con una gran parte del suo pensiero. Ma è quel suo rigore, quel senso profondo del dovere, quella “potenza” del sentire interiore che mi sono rimasti dentro e ancora mi affascinano. Come un cielo stellato.

