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BioEnneagramma® e gestione dei conflitti

Dai trigger alle reazioni rabbiose

Che cosa ci attiva o ci calma nelle relazioni

A che cosa serve, in concreto, studiare la mappa del BioEnneagramma®?
È una domanda che mi sento fare spesso e alla quale rispondo, a seconda di chi me lo chiede, in vari modi. Ma una delle risposte più frequenti è questa: il BioEnneagramma® permette di fare luce sui nostri punti deboli o ciechi (quelli che fatichiamo a vedere di noi) e di modulare le risposte emozionali, gli atteggiamenti e i comportamenti, in modo da “cambiare copione” per la situazione successiva.
In altre parle, serve a gestire i nostri conflitti. Sempre e comunque, infatti, è importante assumersi la responsabilità della parte avuta nell’arrivarci.
Se è vero che il conflitto fa parte della nostra vita ed è in un certo senso inevitabile, legato com’è alla nostra umanità e alle nostre differenze caratteriali, la capacità di mettersi in gioco e l’applicazione del BioEnneagramma® alla gestione dei conflitti permette di affrontarli minimizzando lo stress e riducendo la reattività, creando una sorta di “linguaggio comune” comprensibile e condiviso da tutti, favorendo una migliore collaborazione.

Da dove cominciare? Vediamo in quattro “passi” che cosa possiamo fare.

1) In prima battuta, è importante conoscere quali sono gli specifici trigger (dall’inglese, grilletto) o “attivatori di rabbia”, ovvero le modalità di comportamento e gli atteggiamenti altrui che ci provocano maggiore irritazione a seconda del nostro tipo di personalità. Per esempio: per noi è peggio essere ignorati o dati per sontati? Non riconosciuti nella nostra bravura o nella nostra disponibilità? Sentirci invasi nei nostri confini o pressati a decidere in fretta? Subire delle ingiustizie o incontrare errori e dimenticanze?
Va notato che atteggiamenti, comportamenti e situazioni che suscitano rabbia se abbiamo un certo carattere possono lasciare indifferenti persone di un altro tipo, quindi non diamo mai nulla per socntato. E chiediamoci: quando succede a noi, quali trigger ci attivano di più?
2) Il secondo passo è osservare, in una situazione in cui qualcuno ci fa irritare con un suo certo atteggiamento o comportamento, quali sono i principali comportamenti reattivi che mettiamo in campo, che hanno ovviamente a che fare con il nostro carattere e possono essere più o meno automatici e “incontrollati”.
Ecco qualche esempio: tacciamo e non facciamo trapelare il nostro sentire? Accusiamo l’altro di aver provocato volutamente o lo critichiamo con disprezzo? Ci chiudiamo a riccio o manifestiamo un’emotività intensa? Spostiamo la rabbia su qualcuno che non c’entra?
Siamo in grado di osservare quali sono le reazioni che ci appartengono di più?
Trasformare il conflitto in opportunità
3) Il terzo step ha a che fare con le domande che sarebbe utile ci ponessimo, rispetto a quanto sta accadendo, in una situazione che rischia di diventare conflittuale. Per fare qualche esempio: quanto siamo in grado, in quel momento, di esplicitare in maniera diretta i nostri bisogni? O di esprimere quel che sentiamo nel qui e ora? O di prendere una posizione chiara ed esprimere la nostra rabbia in modo diretto? O ancora, di ascoltare con mente e cuore aperto, senza giudicare? In altre parole: invece di reagire in automatico, aumentando il grado della nostra iritazione e andando così a incrementare il livello di conflittualità, come potremmo allenarci ad “abbassare i toni”?
4) Il quarto step è anch’esso nella direzione di un abbassamento del livello emotivo: come vorremmo che si comportasse con noi il nostro interlocutore per aiutarci a ridurre la rabbia?
Sarebbe più importante che ci ascoltasse con attenzione finché non finiamo di parlare? o che parafrasasse quanto abbiamo espresso dimostrando di averne davvero colto il senso? o ancora, che fosse pronto a discutere con noi di emozioni e sentimenti e non li sottovalutasse? o soprattutto che fosse diretto, onesto, andasse dritto al punto; oppure che ci lasciasse parlare per primi dandoci un giusto spazio?

In una situazione conflittuale, infatti, è importante che l’interlocutore, se non vuole rompere la relazione ma intende piuttosto uscire dalla crisi/conflitto, adotti atteggiamenti e comportamenti tali da indurre chi si è irritato ad abbassare il livello di emotività e a orientarsi verso la ripresa del dialogo. Tendiamo a farlo noi o ci aspettiamo che lo faccia l’altro?

In tutti i casi, lo stimolo irritante e la risposta irritata, così come il tentativo di conciliazione, sono legati al nostro tipo di personalità: ed è per questo che conoscerci meglio grazie al BioEnneagramma® ci permette di capire come funzioniamo anche nelle situazioni di conflitto. Individuare il nostro modello di comportamento può rappresentare una svolta importante e fornirci uno strumento indispensabile per trasformare i conflitti in opportunità, sia in ambito professionale, sia nel nostro privato.