Insegnare le competenze relazionali
Come formare insegnanti e studenti
Spesso mi capita di riflettere sul possibile utilizzo del BioEnneagramma® nelle scuole.
Da una decina di giorni infatti sono riprese le lezioni per centinaia di migliaia di studenti, di ogni ordine e grado, e già sappiamo di disfunzioni, conflitti, errori, cose che non vanno. La nostra scuola fa acqua da tutte le parti, si regge solo grazie alla passione e all’impegno di quegli insegnanti e direttori che ancora la vivono come una missione. Ce ne sono, ne conosco personalmente. E sono quelli che meriterebbero di essere valorizzati per il gran lavoro che fanno, e il cui stipendio dovrebbe essere quintuplicato.
Eppure, insegnare è uno dei mestieri più belli e di maggior importanza del mondo: offre la possibilità di formare esseri umani. E poco importa la materia. Anche chi insegna solo per un’ora alla settimana può portare in classe un messaggio di fiducia, di empatia, di accoglienza, di amorevolezza, di stima e di educazione.
Claudio Naranjo, che è stato uno dei grandi maestri del nostro tempo, credeva profondamente nell’importanza dell’educazione: ne ha scritto molto (per esempio ne parla nel suo libro “L’ego patriarcale”) e indirizzava parte del proprio insegnamento al mondo della scuola. In particolare, credeva nell’importanza, per gli insegnanti, di lavorare su di sé e di conoscersi meglio, al fine di capire meglio i propri allievi e accompagnarli con maggiore consapevolezza nei percorsi scolastici e formativi.
E poi è possibile portare il BioEnneagramma® anche agli studenti: insegnandolo in modo giocoso ai bambini delle elementari, che così cominciano a capire le differenze di carattere e a rispettarle; ai ragazzini delle medie, avviandoli a una maggiore comprensione dei diversi comportamenti; e al liceo, all’interno di quella che dovrebbe essere una vera e propria “educazione affettiva e relazionale”, obbligatoria.
