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Padroni o schiavi delle emozioni

Perché perdiamo la testa?

Riflessioni sulla violenza quotidiana

Alcuni fatti di cronaca che quest’estate hanno sconvolto l’Italia (l’omicidio di Sharon Verzeni a Terno d’Isola, la famiglia massacrata dal figlio diciassettenne a Paderno Dugnano, la “giustizia fai da te” di Cinza Del Pino a Viareggio, la strage familiare di Perugia) ci spingono a chiederci come sia possibile spiegare certi crimini.

Come è possibile “perdere la testa” al punto da ammazzare chi ci è più vicino, in due casi, o uno sconosciuto, negli altri due (senza un movente, per noia, per rabbia, o solo per riprendersi la borsetta rubata)? Che cosa si scatena nel sistema corpo-mente, al punto da mettere in figura il desiderio, la voglia, il bisogno di uccidere?

Che cosa rende gli esseri umani vittime o schiavi delle emozioni, proprie e altrui, anziché padroni? Posto che ogni caso di cronaca è un fatto a sé, alle spalle di questi comportamenti c’è un mondo emotivo che non è stato compreso, identificato, elaborato. Un mondo emotivo che ha come base, in particolare, la paura, la tristezza, la rabbia.

Sono le tre emozioni nucleari che colorano la nostra esperienza di vita, per tutto il corso dell’esistenza: dalle sfumature minime, pressoché impercettibili, alle vere e proprie esplosioni, che facciamo più fatica a contenere soprattutto nelle loro manifestazioni più intense.
Ovviamente, quella che maggiormente può portarci a comportamenti violenti è la rabbia, che proprio per questo è spesso temuta e giudicata, sia da chi la prova, sia da chi la incontra negli altri.
Lavorare con il BioEnneagramma® sulle tre emozioni nucleari può dunque avere una valenza importante proprio per imparare a osservarle, dentro di sé e in chi ci sta vicino, e a modularne l’espressione.
In particolare, la triade dei “rabbiosi” – gli impulsivi OTTO, NOVE e UNO – ha tre modi diversi di “fare i conti” con la rabbia: i primi la manifestano in modo diretto e senza tanti problemi, i secondi la tengono compressa, salvo farla esplodere in casi estremi, i terzi la giudicano e per lo più la trattengono, sentendosi in difetto.
Il fatto che gran parte di coloro che commettono degli omicidi, a volte particolarmente violenti, siano persone definite “tranquille” da chi le conosceva, mostra quanto sia diffusa la inconsapevolezza del nostro modo di funzionare e del nostro carattere, e quanto poco, purtroppo, gli esseri umani si impegnino in percorsi di conoscenza di sé, di crescita e di evoluzione personale. E quanto sarebbe utile cominciare da piccoli, disponendo fin dalle elementari di una formazione sulle “competenze relazionali”. Ma, come si dice, non è mai troppo tardi per cominciare a lavorare su di sé.