Come difendersi dalle bugie?
Riflessioni sulle “notizie” che circolano in rete
Oggi i resoconti di chi è rientrato in Italia da Israele, espluso per aver partecipato a Global Sumud Flotilla, si intersecano con le migliaia di commenti che vengono “vomitati” sui social – Facebook, Instagram, ma anche LinkedIn.
“Maltrattamenti a Greta Thunberg e agli altri della Flotilla.” – “In cella con le cimici.” – “Hanno preso a calci le persone, ci hanno ordinato di piegare la testa, guardare a terra, chi alzava lo sguardo veniva messo in ginocchio…”
“Tutte menzogne.” – “I diritti legali dei detenuti sono pienamente rispettati.” – “Accuse ridicole e infondate, non si sono mai verificate.”
Io non c’ero, e immagino nessuno di voi (se non eravate tra i partecipanti a Global Sumud Flotilla).E allora come possiamo mettere la mano sul fuoco su come è andata?
E che cosa spinge tanti a lanciare insulti contro chi afferma il contrario di ciò che affermano loro, visto che nessuno ha la verità in tasca?
Quindi… come affrontare la possibilità di incontrare fake news? Come gestirle?
Sono fake davvero o perché non ci piacciono e ci danno fastidio?
O sono vere perché la pensiamo in un certo modo e vogliamo che lo siano?
Vero o falso si confondono con ciò che crediamo o non crediamo. Con le nostre simpatie e antipatie. O, peggio, con il nostro tornaconto.
Ormai da mesi, anzi da anni, sul web c’è di tutto. Verità e bugie, queste ultime ancora più diffuse da quando persino i bambini delle elementari hanno imparato a usare ChatGpt e a diffondere fotografie e video totalmente inventati, spesso surreali. Ma, appunto, è quando sembrano reali che le notizie sono più “pericolose”.
I fatti sono fatti, verrebbe da dire. Eppure continuiamo a leggere tutto e il contrario di tutto. E io per prima mi rendo conto di quanto sia difficile orientarsi, cercando di verificare, di raccogliere testimonianze di prima mano, di discernere, di mettere da parte le proprie convinzioni e i pregiudizi.Quando facevo la giornalista (fino a circa 20 anni fa) di professione, mi avevano insegnato che questo mestiere comporta prima di tutto raccontare fatti, verificandoli.
La famosa teoria delle 5W (in inglese): who, what, when, where, why, ovvero chi, che cosa, quando, dove, perhé.
Fatti, il più oggettivi possibile. E, a parte, le opinioni, ben identificabili come tali.
Quanto rimpiango quell’insegnamento…
Qualche link di oggi – 5 ottobre 2025 – sui fatti cui ho accennato in apertura.

