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Il BioEnneagramma® come specchio

Siamo davvero “fatti così”?

Quanto possiamo lavorare sul carattere

 

Chi non ha mai detto, almeno una volta nella vita, «Io sono fatto così, che ci posso fare»? È una delle frasi dietro la quale, spesso, ci barrichiamo per giustificare la non congruenza delle nostre reazioni alle situazioni: che agli altri appare lampante, mentre noi fatichiamo a rendercene conto. Il problema è che, pur essendo disfunzionali, perpetuiamo i nostri comportamenti come se non potessimo farci niente.

Ecco dunque che il BioEnneagramma® ci fa da specchio: ci mostra quel mix di caratteristiche, quei modi di vedere la vita, di gestire le relazioni, di agire con il corpo e con le nostre energie, che ci contraddistinguono e costituiscono nel loro insieme la “maschera” del nostro essere nel mondo. Una maschera, purtroppo, che noi per lo più non vediamo, a meno di intraprendere un percorso di auto conoscenza che ci permetta di avviare una progressiva operazione di dis-identificazione da quella maschera. O, in altre parole, che ci permetta di vedere che possiamo, quando la situazione lo richiede, smettere di indossare l’armatura e aprirci a una relazione più vera e gratificante.

Quanto, allora, dopo esserci riconosciuti in un certo tipo, possiamo lavorare sui nostri aspetti disfunzionali ed eventualmente modificarli? Il bioenneatipo, così come la struttura caratteriale, rimane quello. Ma lavorando su di noi possiamo fare in modo che evolva e diventi più “flessibile”, così come l’armatura caratteriale può a poco a poco aprirsi e renderci più veri, vulnerabili, spontanei. Pur non cambiando tipo, la consapevolezza del nostro carattere ci permette di gestirlo e di poterci esprimere meglio nel mondo e nelle nostre relazioni.

È importante sottolineare, inoltre, che non esiste un tipo “migliore” di un altro, o più fortunato in termini di risorse personali: ogni bioenneatipo vale quanto un altro e nella dinamica del BioEnneagramma® sono tutti ricchi di potenzialità. A seconda della propria evoluzione o involuzione tendono verso un certo tipo di positività o di negatività caratteristiche.

Nonostante appaia in genere soprattutto l’aspetto più “nevrotico”, i nove tipi di personalità vanno visti tutti anche sotto l’aspetto di possibili manifestazioni di qualità essenziali, dalla capacità di essere forti a quella di essere creativi, affidabili, o generosi; ogni enneatipo è in grado di mostrare, lavorando su di sé, le potenzialità che, tutte insieme, fanno un essere umano sano. Da personalità nevrotica e disfunzionale, possiamo esserlo sempre meno e arrivare a relazionarci con gli altri in modo sempre più libero.

Infine, riconoscere noi stessi tramite il BioEenneagramma® va di pari passo con la possibilità di riconoscere gli altri, a cominciare da chi ci sta vicino. Questa mappa è infatti utilissima per mostrarci che, a livello emozionale e a livello cognitivo, è come se fossimo tutti imprigionati nel nostro ego, che ci fa vedere la nostra verità come l’unica possibile. E questo, quando entriamo in conflitto con qualcuno, ci fa soffrire perché non solo non capiamo l’altro nella sua verità, ma non ci sentiamo capiti dall’altro nella nostra. Chiusi in una visione del mondo schematica, rigida, per noi incontrovertibile, non riusciamo nemmeno a capire come l’altro non si accorga di quella che per noi è una evidenza.

Acquisire un linguaggio comune

Paradossalmente, se tutti lavorassimo con il BioEnneagramma® e riconoscessimo le nostre caratteristiche acquisendo un codice linguistico comune, ci potremmo rendere conto che, se siamo di due bioenneatipi diversi, è la nostra visione del mondo complessiva che è diversa. E quando siamo in conflitto su qualcosa, questo non comporta necessariamente la volontà di colpire o di ferire l’altro. Semplicemente, noi non lo capiamo e l’altro non capisce noi. Siamo noi stessi i primi a essere prigionieri della nostra inconsapevolezza. Quando lavoriamo sulla consapevolezza, accettare che l’altro abbia una visione diversa del mondo diventa molto più facile, perché va di pari passo con il richiedere all’altro la stessa accettazione nei nostri confronti.

Tra l’altro, pur restando sempre lo stesso bioenneatipo, possiamo “muoverci” un po’ all’interno della mappa del BioEnneagramma®, subendo l’influenza dei bioenneatipi che ci stanno accanto sulla circonferenza che ci contiene (le cosidette “ali”) e dei bioenneatipi con i quali siamo collegati da linee rette (i “collegamenti”). Muoversi lungo queste linee consente a un certo tipo di trarre beneficio dall’energia di un altro, nel percorso verso l’evoluzione; così come può succedere anche il contrario, di rafforzare una nostra tendenza negativa e quindi “peggiorare” la nostra nevrosi.

Approfondire il BioEnneagramma® e i suoi significati, in un processo di trasformazione e autoguarigione, è un lavoro che può durare anni. Ma possiamo utilizzare questa mappa, a un primo livello, proprio per cominciare a lavorare sui conflitti nelle nostre relazioni, cioè sulle esperienze che ci fanno più soffrire. Leggendo un buon libro o partecipando a un corso sull’argomento proviamo come prima cosa a riconoscerci: quale bioenneatipo ci “risuona” di più?

Poi possiamo cominciare a estendere questa ricerca alle persone che ci sono vicine, in primis il nostro partner, cercando insieme di mettere a frutto le possibilità di autoconoscenza che la mappa offre, con l’obiettivo di esplicitare i meccanismi nevrotici che ci bloccano nella relazione o creano più conflitto. In questo modo, il lavoro su di sé si può associare anche a un utile lavoro di crescita in coppia, o addirittura familiare, se ci sono dei figli.