Si può cambiare bioenneatipo?
BioEnneagramma® strumento di evoluzione
Spesso i miei clienti di counseling e gli allievi in formazione, quando cominciano a lavorare su di sé utilizzando la mappa del BioEnneagramma®, mi pongono questa domanda: “Si può cambiare tipo di personalità?”. Quasi sperando in un sì, a volte con l’inconsapevole pregiudizio che il percorso evolutivo sia più concreto se si attua nel passaggio a un altro modo di stare nel mondo, oppure perché del proprio bioenneatipo percepiscono più gli aspetti disfunzionali anziché gli elementi valoriali e ritengono che un altro carattere sia “migliore” del proprio.
Invece no. Il tipo di base non cambia, e la nostra crescita personale si gioca in un mix, soggettivo, unico e individuale, di valorizzazione degli aspetti funzionali e contenimento delle punte nevrotiche. E questo vale per ciascuno dei nove bioenneatipi, posto che nessuno vale più di un altro.Non solo. Il nostro modo di stare nel mondo – in relazione con noi stessi e con gli altri, nei rapporti one-to-one e gruppali, in ambito privato e professionale – si basa:
1) sulle caratteristiche del proprio bioenneatipo,
2) sui sottotipi nel loro specifico mix,
3) sull’influenza delle due ali (i tipi vicini al nostro, posti a destra e a sinistra sulla circonferenza),
4) sull’influenza dei due collegamenti (i tipi posti alla fine delle due linee che partono dal nostro bioenneatipo).
Se pertanto i vari “personaggi” del BioEnneagramma, considerando i 3 sottotipi o varianti di ogni bioenneatipo, sono ben 27, si può ampliare la “griglia” delle possibili tipologie considerando anche tutte le variabili di cui sopra, e arrivare a una mappa ricchissima di dettagli sempre più raffinati, in grado di fornire un ventaglio ampissimo di feedback per lavorare su di sé.
Se pertanto i vari “personaggi” del BioEnneagramma, considerando i 3 sottotipi o varianti di ogni bioenneatipo, sono ben 27, si può ampliare la “griglia” delle possibili tipologie considerando anche tutte le variabili di cui sopra, e arrivare a una mappa ricchissima di dettagli sempre più raffinati, in grado di fornire un ventaglio ampissimo di feedback per lavorare su di sé.
“Il cambiamento”, diceva lo psichiatra e psicoterapeuta Arnold Beisser (1925-1991), “avviene quando una persona diventa ciò che è, non quando cerca di diventare ciò che non è”.
E alla luce di questo “paradosso”, ripreso dalla Gestalt e cardine anche del mio approccio di counseling e di formazione, si può crescere ed evolvere proprio partendo dalla accettazione di ciò che siamo.

