L’Umanesimo che sogno
Siamo tutti sulla stessa “barca”
di Alessandra Di Minno
Le parole in cui siamo immersi hanno un colore pesto, a volte ne balza su qualcuna che fa intravedere spiragli. Ma c’è foschia, non si vede dove siamo e dove stiamo andando. Intanto accade anche altro: silenziosa e leggera la natura si fa avanti, come dal letargo, e riprende spazi, popola prati e parchi, le acque ritornano limpide, i cieli più puliti.
Accade anche che nelle piccole nostre vite quotidiane si facciano nuove scoperte, si ritrovino ritmi più calmi, si coltivino i contatti con più cura, si riprendano in mano libri, pratiche corporee per tenersi allenati. La cultura si fa più accessibile: libri, spettacoli, musei, conferenze gratuite. Media e dispostivi tecnologici per la comunicazione hanno un’ulteriore impennata, portandoci a fare un saltino collettivo di competenze, aprendo possibilità e allo stesso tempo permettendoci di sentire ancor meglio quanto la corporeità faccia la differenza e ci richiami ancestralmente.
I professionisti dell’aiuto
E, in tutto questo, ci siamo anche noi, i cosiddetti professionisti dell’aiuto.
Accanto ai colleghi sanitari, che in prima linea proseguono a ritmo di adrenalina e grande senso di responsabilità, e che dovremo sapere accogliere con delicatezza, gratitudine e prontezza quando poseranno le loro bardature protettive e, coi segni sul volto, potranno riprendere a un ritmo ordinario; accanto a loro ci siamo anche noi che ci occupiamo della salute psicologica.
Ecco allora che leggo di moniti e avvertimenti dei miei colleghi psicologi e dirò la mia in proposito. Il monito invita a diffidare di professionisti che non siano esperti e che non rientrino nelle categorie indicate come “ufficiali” e, sottinteso, scientificamente provate.
Ma ci è voluto del tempo perché io potessi veramente “sentire” che sapevo guidare, ci sono volute ore di viaggi al volante, con piccoli incidenti di percorso, parcheggi maldestri e derisi dagli esperti. Ci è voluto del tempo anche perché realizzassi veramente che avere un’auto in mano è una grandissima responsabilità. Sarebbe andata diversamente, tra l’altro, se avessi guidato solo la domenica e di tanto in tanto.
Non siamo in guerraIn guerra, mi dicono, vale tutto e il contrario di tutto. Ma noi non siamo in guerra.
Siamo, piuttoto, sulla stessa barca (o arca).
Siamo al cospetto di un minuscolo essere vivente, che racchiude la potenza tutta della natura, e che ci mette in ginocchio, costringendoci a fare i conti con la finitezza di ciò che siamo, l’incertezza che scongiuriamo con le illusioni di poter pianificare e controllare pressoché tutto.
Mi allineo ai miei colleghi psicologi nel richiamo, che vale sempre e ovunque, alla serietà professionale e all’attenzione a cercare persone competenti per farsi aiutare. Siamo ormai in grado, e abbiamo parametri di valutazione e gli strumenti a disposizione per farlo, di verificare e valutare la serietà professionale. Non ci fidiamo incondizionatamente, è ormai consueto, anche per scelte molto più semplici, consultare i vari forum e utilizzare le recensioni altrui per orientare i nostri acquisti. A maggior ragione, in una scelta delicata come quella di rivolgersi a un professionista per farsi aiutare in un attraversamento difficile come questo, ha senso usare tutto quel che possiamo per scegliere con prudenza.
Immaginiamo una persona che soffra di depressione o con attacchi di ansia persistenti e pervasivi o persone che potrebbero scivolare nell’acuirsi di dipendenze o, più in generale, in una grande difficoltà a controllare i propri impulsi, aggressivi per esempio.
Se, invece, lo psicologo di cui sopra mette in campo un intervento di accompagnamento di chi è disorientato e sta vivendo con disagio questi giorni, volgendosi verso l’attivazione delle risorse interne ed esterne, attivando un efficace problem solving, sostenendo i processi creativi e una buona attivazione energetica, ecco allora che sta abitando un altro suo specifico campo di azione, che ha il nome di counseling.
E il counseling è un territorio che condivide con altri professionisti.
Professionisti, i counselor appunto, che finiscono da anni nel centro del mirino dei miei colleghi per vicinanze percepite evidentemente troppo prossime, che si formano e allenano per almeno tre anni a fare proprio questo. Toccano certamente la sfera psicologica, nel senso suo più ampio, della persona, ma con una postura etica e tecnica specificamente attrezzata per aiutare a funzionare meglio nella quotidianità, nei momenti critici fisiologici o straordinari dell’esistenza, volti verso il ben-essere e l’espressione più piena possibile delle proprie risorse interne.
Ascoltiamo i bisogni
Chi non sta lavorando e deve reinventarsi qualcosa può non avere bisogno dello psicologo, pur stando male perché ben sappiamo quanto il lavoro contribuisca a tenere in piedi le nostre vite. Gli serve, più specificamente, qualcuno che ne accolga la preoccupazione e abbia la capacità strategica di attivare creatività e resilienza e accompagnare nella ripresa.
La drammatica situazione di coppie conflittuali, che in alcuni casi sfocia in maltrattamenti e profonde sofferenze, ha bisogno di chi si inventi un’app perché le donne possano di nascosto chiedere aiuto, di mediatori familiari che accompagnino strategicamente a gestire il conflitto, di assistenti sociali che attivino il sistema della tutela.
Non ha forse più bisogno di una buona insegnante di yoga o pilates, o di un esperto di classi di bioenergetica per ricevere quella spinta motivazionale ad alzarsi, incontrare qualcuno nelle stesse condizioni, e ritrovare del piacere semplice e sano nel muoversi, divertiti davanti allo stesso schermo che poco prima li appiattiva?
Non c’è sempre bisogno di “cura”, nel senso sanitario della parola; c’è bisogno di “care”, sapiente e competente. C’è bisogno di solidarietà e di connessione, ce lo stanno dicendo in tutte le salse anche i neuroscienziati che l’essere vivente funziona e sta bene se è connesso e crea interdipendenze.
C’è bisogno che noi professionisti per primi attiviamo la solidarietà e la connessione, perché altrimenti non la possiamo insegnare.

