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Come capire il proprio bioenneatipo?

Ri-conoscersi nel BioEnneagramma®

Per cominciare, troviamoci in una triade

“Come faccio a capire il mio tipo di personalità?” è la prima domanda che mi fanno le persone con le quali parlo del BioEnneagramma® e soprattutto quelle con le quali lo utilizzo nel mio lavoro, clienti di counseling e allieve/i in formazione. Riconoscersi in un certo tipo di personalità non è scontato: richiede la disponibilità a mettersi in gioco con apertura, a vedere di sé le qualità e risorse ma anche le criticità.

Noi siamo, infatti, e vale per tutte e tutti, un mix di aspetti valoriali e non, ed è su entrambi che dobbiamo lavorare. Riconoscere e valorizzare le parti migliori di sé è importante quanto riconoscere e smussare le “punte nevrotiche”, ovvero gli aspetti disfunzionali che mettiamo in campo nelle nostre relazioni, private e professionali.

Per riconoscersi bisogna dunque studiare un po’, leggere un buon testo, seguire un corso, meglio ancora confrontarsi con qualcuno esperto, disponibili ad accogliere feedback che consentano di fare luce sulle zone d’ombra, quelle che è più difficile, faticoso, doloroso vedere di sé.
Uno sguardo esterno e disinteressato, non giudicante, può essere fondamentale per raggiungere gli insight necessari a una maggiore comprensione di sé… fermo restando che, ovviamente, NON è opportuno attribuire agli altri giudizi (e “numeri”) ma ha senso semmai accompagnare a un progressivo disvelamento.
E, aggiungo, non è una buona idea affidarsi a un test, come ho scritto in un altro articolo.
Quanto ai personaggi famosi, visto che spesso mi viene chiesto di indicarne alcune per farsi un’idea, è importante una precisazione: autori diversi spesso attribuiscono tipologie diverse agli stessi personaggi e questo può lasciare perplessi i profani. So che nell’attribuire un certo enneatipo a X o a Y non tutti saranno d’accordo, e me ne assumo la responsabilità, consapevole che l’ideale sarebbe (o sarebbe stato) chiedere il loro parere ai diretti interessati…
Allora, da dove cominciare?
La mappa del BioEnneagramma® divide i nove “personaggi” che costituiscono le basi fondamentali dei diversi modi umani di stare nel mondo in tre triadi. I “bioenneatipi” sono infatti raggruppati a tre a tre sulla base di caratteristiche comuni: Due, Tre e Quattro, posizionati a destra sulla circonferenza, sono i caratteri più emotivi e hanno come sfondo emotivo la tristezza; Cinque, Sei e Sette, a sinistra, sono quelli più razionali e hanno come sfondo emotivo la paura; Otto, Nove e Uno, in alto nella mappa, sono quelli più impulsivi e hanno come sfondo emotivo la rabbia.
Al di là delle differenze legate ai singoli tratti di personalità, c’è dunque una tendenza di fondo collegata all’emozione principale, che distingue i tre gruppi nel loro modo di vedere il mondo e di percepire la realtà: gli emotivi privilegiano il sentire e tendono a essere più in contatto con i propri sentimenti ed emozioni (e a volte possono esserne travolti); i razionali privilegiano il capire e tendono a mettere in campo la ragione e il pensiero; gli impulsivi privilegiano il fare e tendono a essere più rivolti all’azione.
Ma attenzione: quando diciamo “tendono”, vuol dire che si tratta di comportamenti prevalenti, non di assoluti. Non c’è essere umano infatti che non sia, in proporzioni diverse, un mix di razionalità, emotività e impulsività, così come tutti proviamo le tre emozioni principali (paura, tristezza e rabbia) e nessuno ne è esente. È il mix, appunto, che fa la differenza.
Come primo passo per capire il nostro funzionamento, può essere dunque utile osservare dentro di sé come ci comportiamo nelle situazioni relazionali per noi più critiche. Insistiamo per capire che cosa succede, per spiegare le nostre ragioni, per trovare una logica e un senso condivisi in quanto accade? Oppure vogliamo sentirci riconosciuti dall’altro nel nostro sentire, abbiamo bisogno di percepire che vibriamo allo stesso modo, al di là delle parole? O siamo piuttosto inclini a risolvere le cose in modo pragmatico, a “far fuori” la questione senza perderci in troppi dettagli o “lungaggini”?